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La truffa del packaging riciclabile
La truffa del packaging riciclabile

Quante volte avete sentito le aziende raccontare dei virtuosismi ambientali dei propri prodotti di packaging? Ultimamente questa canzone è diventato un tormentone.
Ma siamo proprio tutti così bravi? A cosa dovete stare attenti?

Scopriamo quando (e SE) il packaging è DAVVERO riciclabile, e cosa vi dicono quando vogliono solo farvelo credere.

 

La plastica meno pericolosa per l’ambiente e per la salute è quella che galleggia

Lo abbiamo imparato tutti a memoria: la plastica, come ogni altro materiale, va smaltita correttamente. Eppure ci sono città e Paesi al mondo in cui la raccolta differenziata dei rifiuti ed il loro smaltimento non funziona come in Italia. E, spesso, i rifiuti finiscono (più o meno legalmente) in mare. Quando la plastica finisce in mare e va a fondo è perduta. Impossibile (con la tecnologia che abbiamo attualmente) recuperarla.

Perché la plastica finita in mare possa essere recuperata DEVE GALLEGGIARE.

Questo è possibile solo con materiali plastici di densità inferiore a 1 g/cm3.
I “virtuosi” della plastica che propongono PVC, PET, Poliamide etc, con densità superiori a 1 g/cm NON STANNO PROPONENDO MATERIALI ECO-FRIENDLY, .

 

I materiali “vecchi” non sono GREEN

Il mercato della plastica ha oggi tutti gli strumenti per proporre materiali green, tuttavia alcuni operatori continuano ad utilizzare polimeri di vecchia generazione. Un esempio? I film irradiati termo indurenti che, non potendo essere ri-granulati (riciclati, ripuliti e trasformati in granuli per essere riutilizzati) devono essere eliminati dopo il primo utilizzo.

Esistono molte alternative ecologiche a questi processi produttivi!

Disponiamo oggi di film a permeabilità selettiva che possono sostituire i film obsoleti ma nei supermercati, sotto accattivanti immagini di mucche felici e mari cristallini, fanno bella mostra di sé PVC che, di ecologico, non hanno proprio nulla.

 

Oxo Degradabile non significa Bio Degradabile

Spesso la comunicazione ingannevole approfitta della confusione che si crea attorno ad alcuni termini simili, eppure i professionisti del settore dovrebbero conoscerne bene il significato. È il caso del necessario distinguo tra film oxo-degradabili e bio-degradabili: se i primi (vietati) risultano nocivi all’ambiente perché, a contatto con l’ossigeno, si frammentano in piccole particelle che si disperdono su suolo e in acqua, i materiali bio-degradabili sono invece bio-compatibili e si decompongono nell’arco di un tempo ragionevolmente breve.

MA:

  1. i polimeri PLA, necessari alla produzione di film bio-degradabili, hanno una densità superiore a 1 g/cm3, caratteristica che non permette loro di galleggiare in acqua. Soprattutto in questo caso, dunque si rende essenziale la differenziazione della raccolta dei rifiuti e il loro corretto smaltimento.
  2. Come chiedere a privati cittadini di distinguere tra PE, PP e PLA biodegradabile per la formazione del compost dei loro giardini?
  3. Il compost si forma con adeguate condizioni di temperatura e umidità (elevate), non sempre e non ovunque. Come utilizzare questo sistema in Paesi che non abbiano il clima, per esempio, della Colombia?

 

Smaltimento scorretto: un pugno in faccia al nostro impegno

Talvolta i materiali riciclabili vengono inceneriti insieme a quelli che non lo sono, con conseguente spreco di denaro e possibilità di riutilizzo.
È un intollerabile schiaffo all’impegno che ricercatori, produttori e utilizzatori mettono nella creazione e utilizzo dei prodotti green.

 

Poche cose, e semplici

L’argomento è complesso. I professionisti del settore sono tenuti a conoscere ogni aspetto della questione, ma il pubblico no.

Iniziamo dunque a trasmettere pochi ma chiari concetti, in modo che le persone siano in grado di scegliere consapevolmente: le “plastiche green” esistono e sono quelle riciclabili, con densità inferiore a 1 g/cm!

L’unica strada percorribile è quella dell’economia circolare: RIDURRE, RIUTILIZZARE, RICICLARE.